HELLBOY: recensione



Nel Medioevo, una potente strega scatena un' epidemia di peste che sta distruggendo tutta l'Inghilterra. Re Artù, insieme al mago Merlino ed ai cavalieri riescono a sconfiggerla decapitandola con Excalibur, ne smembrano il corpo in diverse parti che poi vengono seppellite nella nazione in luoghi segreti. Ai giorni nostri, una medium informa Hellboy che la strega, grazie ai suoi servitori, sta risorgendo per scatenare l'Apocalisse. Toccherà a lui, insieme ai suoi fidati compagni, tentare di fermarla.
Questo Hellboy è il reebot del primo film della trilogia iniziata nel 2008: il primo di una serie molto patinata e sofisticata, totalmente diverso da quello attuale. Qui c'è un Hellboy rissoso, spaccone, che dice parolacce e che ascolta musica a tutto volume (a proposito, ottima colonna sonora). Un Hellboy alla ricerca delle sua origini che deve affrontare la bellissima strega interpretata da Milla Jovovic che per un secondo riesce a convincerlo che salvare il mondo è la cosa sbagliata mentre quella giusta è schierarsi dalla sua parte. Ci sono poi il ritmo serrato, il sangue che scorre a fiumi e quella dose di comicità portata dalle battute del protagonista, che probabilmente fa per normalizzarsi tra la gente.
Hellboy non è sicuramente un film perfetto e non è nemmeno un capolavoro del suo genere, ma per quello che il cinema propone ultimamente per i film tratti dai fumetti è sicuramente una ventata di aria fresca. Non è raffinato e perfetto, ma è scorretto, leggero e divertente quel tanto che basta per passare due ore di svago.


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